Guida per vacanze, turismo e cultura in questa meravigliosa terra del Lazio

Atina Doc

Jazzwine


Ad “Atina Doc” musica da bere
Per la prima volta un concerto jazz in cantina
Arte, Jazz, Vino e Cannellino domenica 12 ottobre 2008


 


 


Cucina tipica in  tutti i ristoranti, visite guidate alle bellezze storiche e architettoniche, mostre, escursioni tra i paradisi naturalistici e i vigneti, per la prima volta, un concerto jazz tra le botti e i profumi di un vino eccellente come il cabernet.


Domenica prossima (12 ottobre 2008) la città di Atina, in provincia di Frosinone, si erge per un giorno a capitale del gusto della provincia di Frosinone. Nel nome dei suoi prodotti assunti tra le massime celebrità del Lazio, come il vino doc Cabernet e il fagiolo Cannellino, la splendida cittadina si apre al pubblico con un ventaglio di iniziative difficilmente imitabile e costituisce ufficialmente la prima edizione di una manifestazione che si terrà ogni anno nella seconda domenica del mese di ottobre in occasione della vendemmia e della raccolta del prezioso fagiolo cannellino.


Il  nutrito programma dal titolo eloquente e suggestivo “Atina Doc – Arte, Jazz, Vino e Cannellino”, allestito da “Ciociariaturismo” e dal Comune di Atina   prevede appuntamenti dislocati nel corso di tutta la giornata. Nel particolare: presso l’ex Convento dei Frati minori osservanti si potranno visitare le mostre di arte, artigianato e prodotti tipici.


Dalle ore 10,00 alle 13,00 e  dalle 15,00 alle 19,00 si susseguiranno le visite guidate al Museo Civico Archeologico. Dalle 10, alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00 quelle al Palazzo ducale dove è allestita la mostra fotografica “La collegiata di Santa Maria e la Cappella di San Marco” e alle  antiche cantine Visocchi (Le Cannardizie).


Dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,00, grazie alla disponibilità di una navetta gratuita, si terranno le  visite presso le vigne e le cantine dell’ATINA DOC: Palombo, La Ferriera e Cominium. Per gli appassionati sono previste escursioni a cavallo tra le vigne dell’Atina Doc con degustazioni (per informazioni rivolgersi all’Associazione Cavalieri di montagna, 339.7794079 o collegarsi al sito www.associazionecavalieridimontagna.it) o in mountain bike (Associazione Valcominia, 347.7758403). Alle 16,30 Jazz & Wine, con il concerto del “Giorgio Ferrera Quartet” presso la Cantina Palombo. Un abbinamento tra musica e vino, vera e propria novità nella nostra provincia.


 Per ogni informazione su tutte le iniziative ci si potrà comunque rivolgere all’apposito centro di Accoglienza turistica di Piazza Garibaldi che sarà anche il punto di partenza di tutte le visite. Le visite saranno tutte a cura della “Associazione Guide Cicerone”. 


Domenica prossima Atina è anche “Il Paese della Buona Domenica” grazie alla fortunata trasmissione “Ciociaria Bella e Buona” di Tele Universo e “Ciociariaturismo”.


Per il sindaco di Atina Fausto Lancia e l’assessore al turismo Ivan Tavolieri: “La manifestazione vuole essere un invito a vivere le emozioni e le eccellenze della Val di Comino sintetizzate nello slogan “Atina Doc - Arte, Jazz, Vino e Cannellino”. L’intenzione è quella di calendarizzare l’iniziativa per la seconda domenica di ottobre di ogni anno e festeggiare così la vendemmia”.


 


Info 0775.211417  numero utile 347.5311645  


 


 


Il Cabernet di Atina


Il Cabernet doc di Atina è una realtà territoriale ormai da diversi anni e la sua fama ha da tempo varcato i confini nazionali. La sua storia risale alla metà del XIX secolo,  quando vennero introdotte in questo territorio, tipico del clima pedemontano, le varietà Cabernet e Syrah da Pasquale Visocchi, un illustre atinate particolarmente illuminato nella conduzione delle sue diverse imprese. Tra queste spicca la sua eccellente attività di agronomo, già ai suoi tempi famosa tra gli addetti del settore, che lo portò tra l’altro all’introduzione nel territorio atinate dei prestigiosi vitigni francesi intuendone la possibilità di sviluppo. Da allora con gli stessi uvaggi ad Atina si produce un vino dall’intenso colore rosso rubino, caratterizzato da una forte struttura polifenolica e da un grande impatto olfattivo che ha ottenuto e continua ad ottenere un grande successo.


 


Il fagiolo Cannellino di Atina


Le origini del fagiolo cannellino di Atina si perdono nella notte dei tempi. Notizie sulla presenza del legume ad Atina si hanno già nel XVII secolo grazie ad una pubblicazione scritta ai tempi di Re Ferdinando II di Borbone.. Molte notizie, risalenti alla fine dell’800 si hanno, invece, grazie alla coltivazione di questo fagiolo nei vasti poderi della famiglia Visocchi e dalle registrazioni riportate sui mastri si può apprendere che quei fagioli, oltre ad essere destinati al consumo interno ed alla vendita, venivano regalati preziosamente a conoscenti e parenti proprio perché qualitativamente molto pregiati. La semina del fagiolo cannellino viene effettuata da fine giugno a metà luglio, subito dopo la mietitura del grano e necessita di un abbondante irrigazione. La pianta viene concimata naturalmente su suoli arricchiti dalla cultura precedente. Il suolo di produzione è quello caratteristico dei terreni golenali e vallivi adiacenti il fiume Melfa e il torrente Mollarino La maturazione è scalare, la raccolta è eseguita a mano nel periodo che va dalla fine di ottobre all’inizio di novembre (periodo in cui si registra il mutamento cromatico del baccello dal verde al giallo). I raccolti anticipati vengono effettuati per il prodotto destinato al consumo diretto, mentre i raccolti vicino alla maturazione vengono privilegiati per i prodotti secchi. Le piante estirpate vengono aggregate in mazzetti (mattariegl’) appese sotto le tettoie aperte e ben ventilate fino al completamento della maturazione. Vengono poi sgranati con il vecchio sistema della battitura manuale eseguita con due pertiche di legno snodate legate tra loro con stringhe di cuoio ed infine cerniti e conservati in sacchi di juta.


 


Il Palazzo Ducale di Atina 


La volsca Atina nel 589 d.C., con l’attacco longobardo capeggiato dal duca Zotone, città monumentale di impianto romano, subì rovina e distruzione. Il definitivo colpo fu dato dal terremoto del 1349, che rase al suolo definitivamente i resti romani e il primitivo borgo medievale. Atina fu ricostruita, sempre sul sito della città romana, ma più piccola nelle dimensioni, seguendo i nuovi criteri urbanistici importati dai Cantelmo. Sullo stesso luogo in cui i d’Aquino avevano edificato due secoli prima la rocca originale, i Cantelmo diedero inizio alla costruzione del magnifico Palazzo Ducale. Abitato in maniera saltuaria dai duchi fino al 1458, alla fine del XV secolo fu ceduto al conte Diomede Carafa di Maddaloni che lo adibì a residenza per i luogotenenti e i maestri di campo della casa ducale. Successivamente passò ai d’Aquino, ai  Borgia, ai duchi di Montecalmo e nell’Ottocento ai signori Paniccia di Vicalvi, che nel 1870 lo vendettero al Comune di Atina. La sua elegante sagoma si erge al centro del borgo antico, sulla piazza dedicata a Saturno. L’edificio malgrado le asimmetrie, certamente dovute ad una fabbrica preesistente che ne condizionò la totale armonia, è dotato di una sua organicità e notevole monumentalità, accentuata dalla tessitura muraria, con l’uso di blocchetti ben squadrati ed evidenti, che danno un’impressione quasi di  bugnato. La costruzione a pianta quadrangolare, è scandita da due torri laterali aggettanti, di cui una incompiuta, che ne ingentiliscono il suo aspetto potente e ascensionale.


La facciata è  ben degna di un palazzo residenziale ducale, con un grande portone a sesto acuto. Al di sopra del portone vi è un bassorilievo dalla delicata fattura classica, certamente proveniente da un monumento del primo periodo romano imperiale, come a testimoniare la vetustà della città. Detto bassorilievo rappresenta, probabilmente, un’offerta votiva. Davanti al portone d’ingresso al palazzo, sulla destra, vi è un’imponente statua funeraria togata, in calcare locale, con testa non pertinente, databile al II sec. a.C., su una base onoraria che ricorda l’imperatore Settimio Severo. Il prospetto è ingentilito da tre bellissime bifore al piano nobile, degne della migliore tradizione gotica, e da rosoni strombati, non allineati con gli elementi sottostanti. L’ambiente di rappresentanza, al piano nobile, è costituito da un salone di grandi dimensioni, abbellito da bifore, da rosoni e da feritoie che diffondono all’interno una luce soffusa. Nella parete corrispondente alla facciata del salone, fa bella mostra di sé un grande mosaico romano. È in tessere bianche e nere, databile intorno al II sec. d. C.. Raffigura, oltre a motivi geometrici, un guerriero sannita in quattro posizioni di assalto. Il meraviglioso mosaico ci porta a ricordare che Atina in tempi antichi ha avuto una cultura fortemente Sannita, come mostra la foggia del copricapo del costume del guerriero, e  tale cultura si è conservata ed è stata tramandata anche all'epoca in cui Roma aveva conquistato tutto il mondo. Come scriveva Cicerone, viene a confermare che "La  Prefettura di Atina  è  piena di uomini fortissimi così  ché  nessun'altra  può essere  ritenuta più ricca in tutta l'Italia". Il mosaico è stato asportato da una domus scoperta e, solo parzialmente scavata nel 1946, lungo la via Vigilassi.


A sud del salone di rappresentanza, dietro la torre di sinistra del palazzo, una porticina con lunetta trilobata immette alla pregevole cappella privata intitolata a Sant’Onofrio. Si  tratta di un piccolo ambiente absidato, molto sobrio, con caratteristiche romaniche, riconoscibili sia dalle monofore della parete di destra, che per gli affreschi dell’abside. Nella lunetta che sovrasta l’ingresso alla cappella, vi è raffigurata, seppur molto rovinata, l’immagine della Madonna a mezzo busto col Bambino  semidisteso tra le braccia, accanto a loro  San Giovanni Battista la cui immagine risulta conforme all’iconografia diffusa: volto emaciato, barba lunga e incolta e capelli arruffati, tunica di pelo di capra, aperta sul petto e pallio rosso. Molto interessanti sono pure gli affreschi che decorano la concavità absidale che sfortunatamente sono stati mutilati dall’apertura di una porta, durante gli anni del fascismo, essi rappresentano Cristo in gloria e i santi Onofrio, Giovanni Evangelista e Michele Arcangelo. Nel catino appare la tradizionale immagine di Cristo pantocratore, che benedice alla greca e tiene un libro aperto nella mano sinistra; secondo uno schema consueto, il Signore siede all’interno di una mandorla scarlatta sorretto da quattro angeli inginocchiati. Elegante è l’abbigliamento: tunica purpurea con galloni fiorati e pallio bianco decorato a stampi geometrici e vegetali, con stoffe leggere e ampiamente lumeggiate. La datazione dell’affresco chiaramente posteriore al 1349 e pienamente trecentesco, deve comunque avanzare verso la fine del XIV secolo ( se non all’inizio del XV secolo), l’impiego di schemi decorativi, nelle cornici e nelle stoffe, sovraccarichi di motivi vegetali e geometrici, è infatti largamente sfruttato dalla pittura murale a cavallo del secolo in Italia centrale. 


 


Il Museo Civico Archeologico di Atina


I numerosi resti di epoca volsca, sannita e romana rinvenuti nel territorio circostante sono stati raccolti nel Museo Comunale di Atina. Gli ex voto provenienti dal deposito votivo rinvenuto in località Casale Pescarola di Casalvieri offrono uno spaccato della vita quotidiana della zona tra il IV e il II sec. a.C.. Le armi, i cinturioni, le monete, le offerte per la fertilità e le malattie, le maschere, le statuette, la moda femminile delle acconciature e degli ornamenti esposti nelle teche del museo ci aiutano a conoscere usi e costumi di queste popolazioni dal gusto raffinatissimo. Ex voto fittili, misti a frammenti di ceramica a vernice nera, laterizi e monete confermano i contatti con la zona di Capua e con gli altri santuari del Lazio meridionale lungo le vie di comunicazione fluviale.


Di grande interesse sono i reperti numismatici in argento, testimoni dei commerci tra Atina e i popoli campani. Suggestive le due sepolture ricostruite e  il materiale funerario, entrambe di età preromana, provenienti da Monte Santa Croce (San Biagio Saracinisco) in località Ominimorti. Nelle eleganti teche sono esposti, inoltre, vasi in ceramica, anforette di tipo Alfedena e altre che richiamano motivi tipici dell'età del ferro, e vasi in bucchero pesante. Tra le opere medioevali il leone funerario, in pietra, alcune iscrizioni epigrafiche. Preziosi gli affreschi con scene di corte del sec. XIV provenienti dall'antica collegiata di Santa Maria.


 


Giorgio Ferrera Quartet


Tra le splendide botti della Cantina Palombo sarà possibile, a partire dalle ore 16,30, assistere al concerto del pianista Giorgio Ferrera e del suo gruppo: Giulio Marcelli alla batteria, Paolo Fradiani al contrabbasso e Luigi Tresca al sassofono.


La formazione nasce nell’estate del 2007 dalla volontà di Giorgio Ferrera e di Giulio Marcelli di realizzare un progetto interamente di musiche jazz originali. Un progetto impegnativo ed ambizioso ma necessario per affacciarsi nel panorama jazzistico moderno. Per la realizzazione dei brani, interamente scritti ed arrangiati da Giorgio Ferrera, i due artisti emergenti si sono avvalsi della collaborazione di altri due artisti di sicuro talento come Luigi Tresca al sassofono e Paolo Fradiani al contrabbasso. L’ interazione di questi quattro musicisti ha fatto sì che l’idea iniziale prendesse corpo in un sound pieno ed energico e, proprio grazie alle loro differenti provenienze musicali, la formazione è riuscita a coniugare originalità e tradizione fondendoli in uno stile fresco ed accattivante.                                                                                                      


Nell’inverno 2007/2008 il quartetto ha affiancato ad un intensa attività live, che li ha portati ad esibirsi in numerose città italiane. Il loro lavoro in studio invece culmina in questo autunno, con la realizzazione del loro primo progetto discografico dal titolo “Chromosome” in collaborazione con Javier Girotto (www.javiergirotto.com).


 


Il 12 ottobre Atina Città d’Arte è anche “Il Paese della Buona Domenica”


Domenica prossima Atina è anche “Il Paese della BuonaDomenica” grazie alla fortunata trasmissione “Ciociaria Bella e Buona” di Tele Universo e “Ciociariaturismo” che diventa, nell’occasione, una giornata da vivere tra le eccellenze del luogo. In particolare, la trasmissione ruota intorno al vino Cabernet Doc.  Vuol dire che Atina, per l’intera giornata di domenica 12 ottobre, sarà completamente fruibile dal punto di vista turistico, dall’accoglienza nei ristoranti all’apertura di tutti i monumenti e i punti di rilievo e di interesse presenti sul territorio. Il programma “Ciociaria Bella e Buona” realizzato da Luciano Rea e Roberto Vettese è in onda su Teleuniverso da martedì 7 fino a domenica 12 ottobre nei seguenti orari: martedì 7 ore 13.00 - mercoledì 8 ore 17.00 - giovedì 9 ore 22.05 - venerdì 10 ore 12.05 - sabato  11 ore 23.00 - Domenica 12 ore 6.25.


 


Info 0775.211417  numero utile 347.5311645

Indietro: El Tango - Sora

Avanti: Lirica ad Arnara


In evidenza
La Ciociaria
Posta Fibreno
San Donato
Settefrati
Eventi In Ciociaria

Guide

Eventi

Itinerari

Sport e Tempo Libero

Arte e Territorio

Pagine di Critica

Autori del Mese



Immagini
Eventi Aprile

Galleria fotografica

Storie e racconti
La Sagra del Cabernet a Gallinaro

I racconti degli utenti

Link

vacanze nel mondo
ciociaria.in una guida del circuito InfoVacanze.net