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Mario PISELLI, il Fotografo della Negazione


Mario Piselli attraversa nelle sue foto il magma indistinto di tutto ciò che il mondo nega per assefuatta, catartica opposizione.


 


Esempio: la Natura. Ritrae la Natura in un professionistico bianco e nero, nella tradizione dei Cartier Bresson, Newton etc, costringendo in una scala di grigi inesauribile il tripudio di colori che la Natura impasta nel suo policromo bianco, o nero. Certo, Piselli non va d’accordo con il colore, ma la sua trasposizione è comunque una negazione.


 


Esempio: la gente del suo paese, San Donato Valcomino, in una maniacale ricerca degli eredi postumi della sacra civiltà contadina, negandola, ovvero rappresentandola nella sua estinzione. I bambini, colti nella loro elisione, trascurata sbadataggine da parte di una società che semplicemente li ignora, e così, esaltandone la luminosità nei loro musetti sporchi, o stretti vicino ad una stufa a legna, il massimo che una scuola elementare di provincia riesce a permettersi, egli li nega, o meglio ne magnifica l’esclusione da parte di un corpo sociale che in realtà nega se stesso, maltrattando la sua parte migliore.


 


I nudi femminili: squisiti nel gioco d’ombre spesso mescolate a pagine di un libro, richiamo comunque ad un valore culturale che egli nega, nelle donne ma non solo, diciamo nella bellezza, mostrandone la divaricazione dal valore esperienziale di costruzione di un futuro, dell’avvenire. Immortalandole nella loro accezione di assoluto in realtà le costringe, come dice Roland Barthes nella sua “Camera chiara”, ad una catalessi il più delle volte definitiva. Le nega, nega la valenza positiva del significato cosmico smembrando la realtà, che nasce negata, in una serie di frammenti luminescenti di perfezione.


 


Con i suoi scatti di maestria assoluta, che ridicolizza obbiettivi di riconosciuta fama di massa, rincorre la negazione dell’arte e, infine, di se stesso, come espressione abietta del riconoscimento, stemperando così la rabbia per avere occhi troppo grandi, tele infiniti, grandangoli indecorosamente omnicomprensivi, incluso il ciarpame di chi non si avvede della bellezza che muore.


 


Alla fine, ogni suo scatto è una vidimazione della distanza, dell’incomprensione, della stupidità dell’uomo ed è per questo che, pur avendo tutte le carte, fotografiche, in regola, ci tiene ad essere ignorato dal system. Ha pubblicato diversi libri, limitati ad una distribuzione personale, ha partecipato, in un attimo di distrazione, ad una mostra a Grenoble, insieme ad autorevoli cianografi par suo, ma resta un autentico negato, per passione universale e irrisolvibile. Difatti è impossibile persino telefonargli, perché si nega, sempre.


 


Gli ho detto di questo scritto, del suo indirizzo e di come può accedervi tramite internet. Mi ha risposto che è meglio che glie lo stampi e glie lo faccia avere con comodo, in un tempo indefinito. Mai definito.


 


La Fenice


 


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