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Santuario di Canneto

Racconto di Fly pubblicato in data 23-07-2008


Santuario della Madonna di Canneto, nella Valle omonima a più di mille metri, nel Comune di Settefrati, nella provincia di Frosinone, cintura del Parco Nazionale d’Abruzzo. Come tanti Santuari cristiani nasce dalle concomitanze di un tempio pagano dedicato alla dea Mefiti, antica divinità posta a protezione dei boschi, delle acque e delle esalazioni venefiche della terra. Non si sa nulla di questo tempio se non l’essere tuttora sepolto, a dodici metri di profondità, nei pressi della sorgente. Ma dove, di preciso? Sono partito in bicicletta, teso ad evitare i gas di scarico delle macchine che a grappoli salgono a rendere omaggio alla Madonna Nera.
Il Culto per questo posto è però abbastanza particolare, come se conservasse la matrice di un profano misconosciuto. Infatti la gente che vi si reca, da sempre, ancora a piedi talvolta, assolti i propri doveri canonici, anima la valle di fuochi e tarante, castigate queste ultime solo dagli autobus in parcheggio. Anziane signore che d’improvviso scalciano via le scarpe, per agitarsi in passi di una danza tribale erede del dopo vendemmia, o spannocchiamento, quando ebbri di stanchezza e soddisfazione ci si concedeva al lusso del divertimento, che sempre lavoro era, ma dell’anima, linguaggio del corpo e dell’amore antico. Altre anziane donne, più in là, tramandano alle più giovani il Rito del Camminamento, che consiste nell’attraversare il torrente, già Melfa, dalle acque ghiacciatissime, nel suo punto più agevole, per diverse volte, andata e ritorno, con estrema lentezza. Sa di eredità della natura della sofferenza e sacrificio per una Madonna senza nome, che si chiama Vita. Trafelate, ma tranquille.
L’inforcatura delle montagne, che si riflette nello specchio d’acqua del piccolo lago di deriva, è silenziosa come i suoni degli organetti, che sembrano a volte attutiti dal vento, a volte esaltati e distorti, come un sogno che si fa fatica a ricordare. Ecco la sorgente, grossomodo qui, sotto questo ghiaione evidentemente sedimentato, c’è lei, Mefiti. Poco importa la sua fattezza, le suppellettili che ancora vi sono custodite, grame forme del pensiero, quanto il fatto che come un fiume sotterraneo, goda ancora a pieno della libertà dei movimenti. Qualcosa mi dice che scoprire il punto preciso sia vano quanto voler fissare la toponomastica del pensiero, del cuore, del sentire.
Questo posto vuole solo il rispetto, del silenzio, un bicchiere di vino in allegria, e questa ghiaia che restituisce un calore strano, di sole bevuto da millenni. In discesa ho toccato i 56 km/h, così, semplicemente piegandomi sul manubrio, ma mantenendo il capo eretto, per vestire di felicità le lacrime del vento.


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