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Tracce Archeologiche a San Fedele

Claudia Cedrone


Saturno: secondo la leggenda avrebbe fondato la città di Atina, che era il centro più importante della Valle di Comino.


Giano: il culto di Giano nella Valle è attestato da alcuni toponimi, quali Agnone (oggi Villa latina), Monte Janula (l’attuale Monte San Marcello), Settignano (località del comune di Atina), Sant’ Jènn’ (contrada di Settefrati) e Sant’ Jann’ (contrada di San Donato). Gli ultimi due si riferiscono a delle fonti e in essi si può ravvisare un sincretismo religioso tra l’elemento pagano, Jann’ o Jènn’, ovvero il dio Giano, e l’elemento cristiano, l’aggiunta di ‘Santo’ davanti al nome.


Cerere: il culto di Cerere è testimoniato da una epigrafe, CIL X 5073, conservata nel museo civico di Atina, in cui è nominata una sacerdotessa della dea.


Libero: il culto del dio italico Libero è attestato da una iscrizione, CIL X 5045, che purtroppo è andata perduta. In questa stessa epigrafe è attestato anche il culto della dea Diana.


Venere: in CIL X 5144 è ricordata una sacerdotessa di Venere, L’epigrafe, andata perduta, si trovava ad Alvito nella località “Santa Maria del Campo”


Iside: in una epigrafe smarrita, CIL X 5049, sono ricordati i devoti di Iside


Fortuna: Il culto della dea Fortuna è attestato da una iscrizione, CIL X 5044, murata nella parte esterna meridionale del palazzo ducale di Atina.


Marte Numiterno: l’iscrizione CIL X 5046, conservata ne Museo Civico di Atina, attesta il culto di questa divinità.


 


 


MEFITE


 


La zona di San Fedele potrebbe essere stata il luogo del culto della dea Mefite, il fatto troverebbe conferma da diversi elementi che andrò ad analizzare: innanzitutto la presenza della fonte. Mefite era una antichissima divinità italica, venerata soprattutto dalle popolazioni osche e sannite come dea mater, era anche una divinità ctonia il cui culto era collegato con gli Inferi, con le esalazioni sulfuree, con i fenomeni di vulcanismo e con le fonti. Era venerata come dea benevola e pacifica e quando entrò a far parte del pantheon romano, precisamente quando il Sannio fu conquistato da Roma, fu preposta alle esalazioni sulfuree, perdendo così la sua valenza di dea mater.


Il secondo elemento è una dedica incisa su una piccola colonna oggi custodita nella chiesa del Santuario di Canneto che attesta il culto di Mefite nella Valle di Comino, l’epigrafe si legge in questo modo: Numerio Satrio Stabilione, liberto di Numerio, e Publio Pomponio Salvio, liberto di Publio, fecero dono a Mefite.


 


Il terzo elemento è dato dalla sovrapposizione del culto di Santa Felicita e di San Felice su quello pagano di Mefite anche in zona. Per illustrare in modo più esaustivo come dal culto pagano di Mefite si giunga a quello cristiano di San Felice e Santa felicita è necessario parlare dell’antichissimo culto di Mefite nella Valle dell’Ansanto, in Irpinia, che può essere considerata la culla del culto della dea e dove gli scrittori antichi localizzavano le porte dell’Averno per le esalazioni gassose e per le sorgenti di acqua sulfurea. In questa zona il culto della dea era molto sentito e si mantenne fino al IV secolo d.C., quando il prete di Nola, Felice, nella sua opera di evangelizzazione, introdusse il culto di santa Felicita. Nella valle di Comino l’eco di tale sovrapposizione era già stata avvertita nel V secolo, quando il vescovo di Nola, S.Paolino, in uno dei suoi natales annoverava tra i tanti pellegrini che visitavano la tomba di San Felice anche gli Atinati.


 


..continua..

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