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Tracce archeologiche a San Fedele

Claudia Cedrone


In definitiva con l’avvento del cristianesimo nella Valle la fonte di Sant’ Fél’ ha continuato a mantenere il suo carattere sacro, anzi esso si è rafforzato e sul culto pagano di Mefite si è innestato quello cristiano di San Felice prete di Nola. La dedica del luogo al santo è proprio la spia del culto ancestrale della divinità italica delle fonti e delle esalazioni sulfuree. A tale proposito sono significative alcune coincidenze: in primo luogo, come ho già detto, la dedica della chiesetta e della zona a San Felice, in secondo luogo il culto di Santa Felicita, che non può essere disgiunto da quello di San Felice, che si ritrova nella località Acquasanta in territorio di Settefrati; in terzo luogo il fatto che nel paese di Settefrati si trova la chiesa dei Sette Fratelli, i figli martiri di Santa Felicita che hanno dato il nome al paese e infine la presenza della fonte e dell’acquedotto a Canneto, in territorio di Settefrati e oggi importante Santuario dedicato alla Madonna, dove è stata rinvenuta la colonna votiva dedicata a Mefite e dove è tuttora conservata. La presenza dell’acqua sia a Canneto che a Sant’ Fél’ è l’indizio più importante che porta a Mefite, che era appunto la dea delle acque in genere (sorgenti, laghi, fiumi) come attesta uno dei suoi vari attributi: Utiana, che deve essere collegato  con il greco ydor, vale a dire “acqua”.


 


L’ultimo elemento è dato da una metopa che è stata rinvenuta nelle vicinanze delle mura e che è conservata nel Museo della civiltà contadina di San Donato. Sulla metopa è raffigurata una figura muliebre sfregiata nel volto. Lo sfregio costituisce un importante indizio per l’identificazione della figura femminile con la dea Mefite perché potrebbe essere stato fatto dal neofita cristiano che avrebbe così tentato di cancellare materialmente il culto pagano della fonte.


 


Il muro retrostante il fontanile di San Fedele continua, sepolto nel terreno, sul lato destro della fonte per una lunghezza di circa 35 metri per terminare in uno spigolo che, come scrive Iacobone, mostra la sua natura di muro d’angolo indice di proseguimento verso il monte ad angolo retto rispetto alla fontana.

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